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Importanti reperti
riconducono alla presenza di insediamenti romani, testimoniati
anche dal gonfalone, conferito al paese nel 1953, nel quale è
rappresentato l'ossuario di Quinto Bebio Cardilliaco marito di
Maria Terza, figlia di Caio. La tradizione vuole che l'antico
castello dei Morosini sorgesse sui resti di un edificio romano,
forse proprio la villa di Maria Terza.
Dopo la caduta dell'Impero Romano il territorio subì nel corso
dei secoli le tristi invasioni barbariche con la dominazione dei
Longobardi.
Verso il 1100 anche Lusia ebbe il suo castello probabilmente ad
opera degli Estensi.
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Nel 1305
Lusia fu riconquistata da Francesco D'Este ritornando, verso
il 1354, agli Estensi di Ferrara che la tennero fino al
1395. Successivamente a seguito di un prestito quinquennale,
Lusia, con la contea di Rovigo, fu ceduta alla Repubblica
di Venezia. Alla scadenza del quinquennio per mancato rimborso
del prestito Venezia si instaura in questa regione che dominando
gli sbocchi fluviali dell'Adige e del Po, comandava direttamente
tutto il commercio fluviale del Veneto. Verso il 1400 giunge
a Lusia da Costantinopoli, una colonna annodata a quattro
fusti, con capitelli figurati, che ancora oggi si può ammirare
sulla piazza antistante la nuova Chiesa Parrocchiale. I
Veneziani l'avevano riportata da un viaggio assieme ad un'altra
colonna. Ma la barca che le trasportava si era arenata alle
foci dell'Adige facendo sprofondare una delle due colonne.
Giunta a Lusia, la colonna che si era salvata, era stata
sormontata da una statuetta che la tradizione popolare identifica
con San Vito e posta davanti al castello.
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La colonna che
è alta circa 3,50 metri, in origine era sormontata da due leoncini
in granito, accosciati, che nel 1882 furono asportati dagli eredi
della contessa E. Morosini Gattembur. Durante il periodo della
Repubblica di Venezia nel Polesine sorsero numerosi castelli e
molti paesi assunsero il nome dei nobiluomini veneti che vi si
insediarono come Boara Pisani, Pettorazza Grimani, Cà Morosini
ecc. Lusia, a testimonianza dell'antichità del suo nome, mantenne
la sua originaria denominazione romana.
A Lusia, nei primi anni del 1600, si instaurarono i Morosini che
trasformarono il castello in una lussuosa villa protetta da solide
mura lungo le quali si ergevano i colombai uno dei quali, restaurato
ed adibito ad abitazione privata , si può ammirare ancora oggi.
I Morosini, patrizi veneti, appartenevano al gruppo delle sedici
famiglie Tribunizie e diedero alla Repubblica di Venezia ben quattro
dogi.
I nobili Zeno, illustre famiglia veneziana, invece si stabilirono
nell'odierna frazione di Cà Zen. In concomitanza alla ristrutturazione
del Castello Morosini iniziava la costruzione, lungo l'argine,
della chiesa arcipretale di Lusia legata alla venerazione dei
Santi Vito e Modesto, vittime della persecuzione che morirono
in Lucania. Nel 1663 fu eretto un campanile alto 62 metri. Poco
fuori di Lusia e precisamente a Cavazzana sorse o forse fu ripristinato
l'oratorio dedicato a Santa Lucia, vicino al quale pare esistesse
un convento dei frati cappuccini, che custodisce, ancora oggi,
un altare di legno dipinto e dorato e ospita una statua lignea
della Santa il tutto databile intorno al 1600. Sorge, inoltre
a Cavazzana l'antichissima parrocchiale dedicata a San Lorenzo
martire, riedificata nel 1796 e modificata nel 1859, all'interno
della quale si trova un coro in noce e un pulpito di legno dipinto
con pannelli lignei scolpiti a bassorilievo e rappresentanti episodi
delle vita di Gesù. Appariva così Lusia, con il suo piccolo centro
urbano a ridosso del fiume Adige, con la sua chiesa arcipretale
e la villa Morosini, quando il giorno 20 aprile 1945 alle ore
11, 30 si abbattè sul paese uno dei più terribili bombardamenti
d'Italia.
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Dove caddero
le bombe nulla rimase. Il municipio, gli uffici pubblici,
la chiesa arcipretale, la villa Morosini, tutto fu travolto
dalle macerie. L'ingente opera di ricostruzione vede risorgere
Lusia a circa 300 metri dall'Adige con la sua nuova chiesa
inaugurata nel 1958.
A testimonianza della tragedia che si è consumata in questo
paesino del Polesine rimangono oggi:
a - i resti del campanile dell'antica Chiesa dei SS.Vito
e Modesto, trasformato in cappella votiva che offre una
lapide murata sulla facciata sud a perenne ricordo delle
vittime civili del tragico bombardamento.
b- una delle antiche torri della villa Morosini , recentemente
restaurata dall'Amministrazione Comunale.
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Lusia è ora un
paese tutto nuovo con strade larghe, un'ampia piazza, nulla di
particolare s'intende, ma c'è stato tra queste vie la testimonianza
di una volontà di agire, di andare avanti che è stata frutto delle
fatiche e delle speranze di tutti i cittadini Lusiani, che si
adattarono ad ogni disagio e che lentamente videro sorgere intorno
a loro, dalle ceneri della vecchia Lusia una nuova Lusia simboleggiata
nelle raffigurazione dell'Araba Fenice attribuita al suo gonfalone.
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